Gattini e donne nude, semplicità solo apparente.

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Gli “addetti ai lavori” della comunicazione sui Social Network (i cosiddetti Social Media Manager) al termine dei loro brainstorming sulle strategie da proporre a questo o quel cliente per i suoi profili Facebook, lo dicono sempre: “E se poi proprio non funzionasse… gattini e donne nude!“.

gattini
Una delle immagini della campagna. © Coccinelle

Chi ha qualche dimestichezza con i social media del resto lo sa, i gatti, specie se cuccioli, fanno sempre “numeri”. Provare per credere. Pubblicate una foto del vostro gatto (se non avete un gatto, fotografate quello del vicino. Andrà bene lo stesso) sul vostro profilo social, meglio se in una posa tenera o sbarazzina (il gatto, non il profilo) e subito pioveranno i “like”, i commenti, i retweet o i Pin, in gran quantità. La maggior parte dei commenti sarà tipo: “Ooooh…” o “Doooolce!”, ma non temete. Non è che avete solo amici deficienti, è che davanti ai musetti sbarazzini e alle vibrisse spioventi, tutti noi ci inteneriamo un po’. E la vostra community di follower quasi sicuramente guadagnerà qualche nuovo contatto.

Il solo fatto che impedisce ai social media manager di abusare della pubblicazione di gattini è, credo, che se il loro cliente fa presse idrauliche per la termoformatura dei laminati, probabilmente non è troppo interessato a costruirsi una community composta per lo più da gattari sdilinquiti!

E qui veniamo all’altra metà dell’equazione. Anche le donne nude, (o almeno seminude, se proprio non avete niente di meglio) incontrano, da sempre, un grande successo sui social e più in generale su tutto il web. E vanno bene anche per il produttore di presse idrauliche visto che come argomento sono più trasversali dei gattini, almeno sul pubblico maschile.
L’unico motivo per cui non se ne abusa troppo è che in genere sono più difficili da trovare, rispetto ai felini (pensate a quante volte vostra suocera vi ha mandato foto di gatti o cagnolini, con l’oggetto che recitava: “cerco una famiglia che mi ami…” e a quante volte vi ha inviato messaggi simili con le foto di una bella ragazza nuda e ne avrete la prova).

Ora, Coccinelle l’azienda parmigiana che produce e vende in tutto il mondo borse e accessori in pelle di alta qualità, ha deciso di andare sul sicuro e di utilizzare entrambi questi must del web, per il proprio catalogo primavera/estate 2016.

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L’immagine di apertura del catalogo (©Coccinelle)

Ha così reclutato l’affascinante top model  Mariacarla Boscono, vestita con il minimo indispensabile, insieme a un esercito di gattini e gattoni di tutte le taglie e colori, ha aggiunto le proprie borse e ha confezionato la campagna #CoccinelleLovesCats.
E’ ben fatta e di sicuro “tenera” da vedere, per cui, anche se non è particolarmente originale a mio avviso, di certo non mancherà di spopolare sul Web e sui social.

Va detto che in questo caso, non trattandosi di presse idrauliche, ma di accessori moda per un pubblico femminile di livello medio-alto, i gattini – e di conseguenza le gattofile che essi porteranno con sè – vanno benissimo e sono in “target“. E anche le donne seminude, che tutto sommato fanno “presa” sugli uomini che poi regaleranno le borse per anniversari e compleanni.
Non riesco però a non pensare per un momento che i creativi dell’agenzia che ha proposto la campagna, dopo essersi scervellati in ore e ore di brainstorming per trovare qualcosa di originale da proporre al loro cliente, si siano guardati in faccia e abbiano detto: “Va be’, sentite… donne nude e gattini e la facciamo finita? Così almeno andiamo a casa presto, santo cielo!“. E così è stato.

Oppure magari è stato il cliente, il Direttore Marketing, o il Responsabile dell’advertising (pardon: Advertising Manager. Se non è in inglese non vale niente) dell’azienda a bocciare le altre proposte molto articolate e a dichiarare perentoriamente alla sua agenzia: “Facciamola finita, stiamo sul semplice! Prendiamo una bella ragazza, la svestiamo un po’ e ci mettiamo insieme dei…hmm…gattini! Ecco, gattini! Non è un’idea geniale? Su, su, tornate in ufficio e domani speditemi da vedere qualcosa, su!

Ma allora tutti i discorsi sulla strategia, sulla definizione dei target e tutte le altre cose di cui parlo in questo blog, sono solo “arnesi da taglio cerebrali” (aka: seghe mentali) e non servono davvero a niente? Bastano un po’ di pelle scoperta e un felino (o un cagnino sperduto,  un neonato sorridente, un marsupiale nano, ecc.) e via che si va?

La risposta è: “NO”…ma anche “SI!”.

NO“, perchè la complessità è necessaria. Perchè una campagna di comunicazione (pubblicità o ufficio stampa, o altro, non importa) funzioni e dia risultati, è necessario progettarla nei minimi particolari. Definire correttamente il target, il periodo, il messaggio che si vuol far passare, immaginare cosa succederà “dopo” (cioè quali “azioni” si vuole convincere il cliente a compiere) e sapere cosa c’è stato prima. E molto altro ancora.

E’ anche “SI“, perchè poi, i risultati di tutta questa analisi e queste riflessioni devono tradursi in un messaggio semplice, immediato, capace di far presa e di essere compreso fino in fondo. Nel mio caso – le media relations – anche di passare al vaglio, prima che del destinatario ultimo, del giornalista che dovrà decidere se pubblicarlo. Doppia difficoltà.

Restare semplici è complesso. I mediocri, le cattive agenzie di comunicazione e i pessimi insegnanti, spesso tendono a usare la complessità per mascherare la loro pochezza. Ma è molto più facile raccontare messaggi facili in modo complicato, che non trasmettere messaggi complessi, in modo semplice.

Insomma probabilmente tra i creativi e gli advertising manager di Coccinelle non è andata come l’ho raccontata qui sopra. In realtà ci saranno volute lunghe analisi e riflessioni, e una complessa procedura di valutazione, per arrivare alla decisione di costruire la campagna #CoccinelleLovesCats  e di mettere insieme gattini e donne poco vestite.
…Almeno spero!

Indipendentemente da come è andata veramente in questo caso, comunque, resta il fatto che, nel mio campo una delle vere qualità che tutti i clienti dovrebbero valutare per capire se l’agenzia di media relations a cui si sono affidati è valida, è proprio la sua capacità di fare ragionamenti complessi e di tradurli, alla fine, in contenuti semplici da comprendere.

Alla prossima e… #FateParlareDiVoi

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Marco

Marco

Sono un giornalista professionista, ma il mio lavoro è rendere famosi gli imprenditori disruptive. Nel 2015, dopo un processo di ricerca e sviluppo durato oltre 26 mesi, ho creato FaiParlarediTE® il primo (e unico, per ora) sistema scientifico di Authority Marketing in Italia progettato per rendere famosi i fondatori e i CEO delle PMI.

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