Cosa succederebbe se nessuno guardasse?

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Cosa succederebbe se non ci fossero i giornali (e i giornalisti)?

Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa il New York Times ha dato la sua risposta a questa domanda, con un bell’articolo di Michael Slackman, caporedattore esteri della testata.

Se non ci fossero i giornalisti dice in sintesi Slackman, non ci sarebbe nessuno che “sorveglia” il potere, o almeno ne testimonia gli eccessi. O le disonestà.

Se non ci fossero stati i giornalisti, scrive (sottointendendo in questo caso: “i giornalisti del New York Times” NdR) nessuno adesso saprebbe la verità sul Venezuela, dove i bambini muoiono per malnutrizione.

Nessuno saprebbe che in Yemen i bombardamenti delle forze filogovernative, “sponsorizzate dall’Arabia Saudita, hanno distrutto le infrastrutture del paese, causando la peggiore crisi umanitaria del pianeta.

Nessuno, aggiunge ancora, avrebbe notizie diverse da quelle “ufficiali”, cioè dalle versioni fornite da “chi comanda”, sugli scontri nella striscia di Gaza, sulle ingerenze russe in Ucraina, sullo spionaggio antidemocratico in Messico e su molte altre violenze e tragedie che accadono in ogni parte del mondo.

Senza i giornalisti, nessuno avrebbe notizie diverse da quelle ufficiali.


E se pensate che essere informati non serva a niente, aggiunge ancora l’editorialista, sappiate che i [nostri NdR] articoli hanno spinto la pubblicazione dei risultati di indagine sulle cause dell’incendio della Grenfel Tower a Londra, hanno contribuito a salvare da un matrimonio combinato, una ragazzina malese di 11 anni data in sposa a un uomo di 41, hanno costretto il governo sudafricano a varare provvedimenti per migliorare l’igiene nelle scuole del paese e hanno, insomma, prodotto tanti cambiamenti concreti. In meglio il più delle volte.

Senza i giornalisti e il loro lavoro, compiuto spesso al prezzo di grandi rischi personali e senza poter contare su nessuna garanzia, neppure da parte del proprio paese, questi cambiamenti non sarebbero mai avvenuti, ed ecco perché la Giornata mondiale della stampa va celebrata, conclude Slackman.

Non solo perché “cambia” le cose, aggiungo io, ma anche perché certe volte, se le cose funzionano, contribuisce a fare in modo che rimangano come sono e nessuno le tocchi.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte definito la stampa il “cane da guardia” (watchdog) della democrazia.

Perché senza libertà di stampa, non c’e informazione indipendente e se l’unica l’informazione disponibile arriva solo da chi “comanda”, i cittadini diventano presto dei sudditi. E la democrazia scompare.

“La Stampa è il cane da guardia della democrazia” secondo la Corte Europea dei diritti dell’uomo.


Difendiamolo, dunque, questo cane da guardia , perché lui difende noi. E nutriamolo, anche, acquistando i giornali, accettando di pagare le notizie, citando e magari linkando le fonti dei nostri post, non “aggirando” i paywall (a proposito, quello del NYT sarà “giù” fino al 5 maggio, proprio per celebrare la Giornata mondiale della libertà di stampa. Tutte le notizie sul sito saranno consultabili gratis, previa registrazione), non craccando i decoder e possibilmente non minacciando i giornalisti e gli editori, tutte le volte che fanno domande scomode.

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Marco

Marco

Sono un giornalista professionista, ma il mio lavoro è rendere famosi gli imprenditori disruptive. Nel 2015, dopo un processo di ricerca e sviluppo durato oltre 26 mesi, ho creato FaiParlarediTE® il primo (e unico, per ora) sistema scientifico di Authority Marketing in Italia progettato per rendere famosi i fondatori e i CEO delle PMI.

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