Girl on facebook

Uscire dai social (e NON perdere clienti) è possibile. E utile.

Un’azienda può fare a meno dei social media, oggi? Sembra di si. Lo dimostra il caso di JD Wetherspoon

I social network creano dipendenza.

Non è una sparata da “generazione X” tipo: «Ai miei tempi ‘ste cose non c’erano ed eravamo felici lo stesso».

La Royal Society of Public Health, un’associazione indipendente che nel Regno Unito si occupa di salute pubblica, ha dimostrato l’esistenza del FoMo acronimo di “Fear of Missing Out” che si potrebbe tradurre come “paura di non esserci“.

SE NON SONO SUI SOCIAL, NON ESISTO
​​​​​​​(e mi viene l’ansia e inizio a grattarmi la faccia). 🙂

Siamo diventati “tossici” dei social.

C’è però chi riesce a uscire dal tunnel…

JD Wetherspoon, una delle catene di pub e di hotel più popolari del Regno Unito, il 16 aprile dell’anno scorso (giusto un anno fa a oggi), ha annunciato l’abbandono dei propri canali su Facebook, Instagram e Twitter, inclusi quelli dei singoli gestori di pub.
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Non è che non facesse numeri, eh?
I canali della sede contavano circa 100.000 follower su Facebook, 44.000 su Twitter e 6.000 su Instagram.
Nonostante questo indiscutibile successo, ha mollato tutto. 
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Uno dei maggiori giornali britannici, The Independent, l’ha definita “una decisione bizzarra (tipico understatement anglosassone. Voleva dire: “una ca…ta pazzesca“, credo).
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Il direttore creativo di un’agenzia di comunicazione (digital ovviamente), ha detto che Wetherspoon stava facendo letteralmente ‘la pipì controvento’ (meno understatement…).
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L’azienda ha spiegato nel suo – manco a dirlo – comunicato stampa, che tra i motivi alla base della decisione di chiudere i social, il più importante è stato la constatazione che i social non portavano benefici ai risultati  risultati economici.

In pratica, malgrado i migliaia di follower, la copertura sui target group restavano nell’ordine di grandezza dello “zero virgola”.

​​​​​Giusto per darti un’idea: la pagina Facebook di Wetherspoon da 100.000 follower, riusciva a raggiungere solo lo 0,32% del target potenziale dell’azienda. La percentuale si abbassava a 0,01 nel caso di Instagram. E tutto questo costava tempo e soldi.

Il direttore marketing di Wheterspoon ha dichiarato:

«Preferisco un articolo di 200 parole su The Sun o The Times, piuttosto che un tweet»
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Infatti l’azienda ha continuato a mantenere un’insistente presenza sui giornali britannici, soprattutto su quelli più “classici”, come il Guardian. E anche a stampare il suo house organ cartaceo.
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La sua visibilità e la costanza con cui “crea” notizie, le consente di essere “nella mente” dei consumatori britannici spendendo MOLTO MENO tempo e risorse di quando bazzicava su Facebook & Co.

Dopo un anno, i ricavi NON sono diminuiti, ma le spese si.   
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L’azienda ha eliminato tutti i costi riguardanti la creazione dei contenuti, il follow up degli utenti (le risposte ai commenti, il controllo di haters e matti, ecc.) il costo per le immagini e la grafica e tutto il resto.
Con un ovvio risparmio in termini di tempo, risorse e soldi.

La parte di interazione con gli utenti viene gestita attraverso il sito, mentre la comunicazione passa unicamente attraverso le Media relations

Ora: NON ti sto esortando a “fare la pipì controvento” e a uscire dai social media, perché è una scelta un po’ estrema (e comunque uno spazio in cui “intercettare” commenti negativi, lamentele e crisi in via di formazione, è utile).

Una buona idea però, da questa vicenda, la puoi prendere.

Calcola qual è il RITORNO (in termini di clienti acquisiti, contatti utili, nuovo business generato) che i tuoi spazi sui social generano e valuta se continuare ad investire tempo e risorse su questi canali, oppure se “diminuire” gradualmente la tua presenza su Facebook & Co.

Calcola il ROI dei tuoi social

In quali modi puoi misurare il ritorno generato dai social?
Il più semplice è chiedere ai tuoi nuovi clienti, quando li incontri per la prima volta, DOVE hanno trovato la tua azienda.
Dagli delle “risposte chiuse”, cioè sottoponi loro un questionario con alcune alternative (Es: “Passaparola”, “social network”, “sito web”, ecc.) in modo da ottenere un insieme di risposte omogeneo, che renda possibile una misurazione.

Un modo un po’ più raffinato, ma anche più dispendioso, di tracciare da dove arrivano i tuoi clienti può essere offrire, sui diversi canali, dei “codici-sconto” diversi per ogni canale.

Offri codici-sconto per tracciare i clienti

In questo modo, per ottenere lo sconto i tuoi nuovi clienti useranno il codice e tu saprai da dove arrivano.
Questo metodo presuppone un sistema di misurazione automatizzato (la maggior parte dei software di e-commerce o dei sistemi di registrazione sui siti web, consente di inserire e gestire codici-sconto) e ovviamente ti impone di vendere i servizi a prezzo scontato.

Per ovviare a questo “problema” ed evitare di erodere i tuoi margini, puoi considerare di offrire vantaggi che all’inizio non incidano in modo significativo sui margini del tuo prodotto/servizio (es: estensioni di garanzia, report, qualche ora di consulenza telefonica, ecc.).

Ci sono molti altri modi, più o meno raffinati, per “tracciare” e misurare la provenienza dei tuoi prospect (survey personalizzate, “tracciamento dei pixel”, a/b testing, ecc.) ma il campo è così vasto, che se lo trattassi qui, questo post diventerebbe un vero e proprio libro.

Ciò che conta, comunque, è che tu compia una valutazione quantitativa (e qualitativa) dei contatti che i tuoi social network generano. Se non hai dei “numeri” precisi su cui lavorare, non puoi stabilire quale sia il canale migliore da utilizzare per il marketing della tua azienda.

Se non misuri il ROI, rischi di lavorare in perdita.

Ricordati che l’unica differenza fra un imprenditore e un responsabile marketing è che l’imprenditore sa ANCHE leggere il bilancio.
In altre parole, chi è a capo di una PMI o di una STARTUP, è responsabile delle scelte di marketing della propria azienda e può compiere queste scelte SOLTANTO se ha una visione precisa di quanto rende ogni singola iniziativa.
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