Usa il complotto dei media - che non esiste - per far parlare di te.

Come sfruttare un complotto che non esiste, per diventare LEADER di mercato e vendere di più

Qualche giorno fa Anna Masera, Public Editor del quotidiano La Stampa, ha scritto un articolo dal titolo: “Esistono i giornalisti, non i media” che ha suscitato un lungo dibattito fuori e dentro il mondo dell’informazione.

Te ne parlo qui perchè il suo contenuto riguarda da vicino un luogo comune che spesso, nonostante sia falso, produce un sacco di danni a molte aziende e impedisce a tanti imprenditori di prendere le decisioni giuste per la loro attività.

Tu invece, grazie a quello che leggerai in questo articolo, potrai volgerlo a tuo vantaggio e usare questo luogo comune per far crescere la tua impresa.

Sei pronto? Cominciamo.

Dunque: secondo la giornalista de La Stampa (che riprende peraltro un articolo di un suo collega del Washington Post),
NON è corretto considerare “i media” come un’unica entità, o come una organizzazione diretta da menti occulte, che complotta ai danni dei lettori.

I Media sono fatti da giornalisti

(“magari fosse sempre così!“, aggiungerei io), ossia da decine di migliaia di persone, ca. 150.000 in Italia, con pensieri e opinioni differenti fra loro.

Quindi è sbagliato, dice Masera, quando leggiamo qualcosa che non ci piace o con cui non siamo d’accordo, prendercela genericamente con “i media”.

Dovremmo tutt’al più inveire contro il singolo giornalista che ha scritto l’articolo, per sfogarci. Ma NON prendercela con “i media” in generale.
Ora: detto così sembra abbastanza ovvio.
No, aspetta, capiamoci. Non sto dicendo che sia ovvio inveire contro i giornalisti. Ci sono modi molto migliori di rimediare a un articolo negativo e magari te li racconterò, un’altra volta.

Quello che è ovvio – o almeno dovrebbe esserlo – è che i media sono il prodotto dei giornalisti che ci lavorano. 

Io e te sappiamo bene che le aziende sono fatte di persone e che quando diciamo ad esempio “Parmalat”, stiamo facendo riferimento a un gruppo di manager, impiegati, addetti alla produzione, ecc. che lavorano insieme e, nel loro complesso, mandano avanti l’azienda.

E sappiamo altrettanto bene che l’obiettivo della maggior parte delle aziende, compresa la mia e la tua, è ricavare un buon profitto dal loro business.

La stessa cosa vale per i media. Quando diciamo “Corriere della Sera”, facciamo riferimento all’insieme dei giornalisti, tipografi, contabili, commerciali, ecc, che – lavorando tutti insieme – “fanno” il Corriere della Sera.

E ovviamente sappiamo che Il Corriere della Sera, così come qualsiasi altro quotidiano o tv o sito web, ha un bilancio da far quadrare a fine anno. Meglio se in positivo.

Eppure quando si parla di “media“, sembra che a tutti si “chiuda una vena”, come si suol dire. Tutti – o almeno tanti – perdono di vista questa realtà.

Nessuno sembra ricordare che “i media” non sono nient’altro che aziende.

Tutte in concorrenza tra loro, per accaparrarsi clienti (cioè lettori o spettatori), per giunta!

Sembra scontato, vero?
Eppure una delle cose che mi sento dire più spesso, da quando faccio questo lavoro (sono 20 anni che mi occupo di media relations, mica due mesi…) è:

Per un po’ abbiamo provato a mandare qualche comunicato stampa ai media, ma non ci hanno mai pubblicato. E’ chiaro che i media, scrivono solo sempre dei <soliti noti> e noi non siamo tra questi“.

Oppure la variante è: “…E’ chiaro che la mia azienda lavora in un settore di cui i MEDIA non vogliono parlare, perchè è <scomodo>

Di solito me lo dicono con l’aria un po’ complice di chi la sa lunga, come se io e loro fossimo i soli a conoscere questa verità occulta.

Questi “illuminati” pensano che i media agiscano tutti all’unisono, facciano tutti le stesse cose e – in generale – ordiscano complotti contro le loro povere aziende, per impedirgli di dire quello che hanno da dire.

Ebbene, come spiego sempre a questi “maniaci del complotto”, NON È VERO!

Sono sicuro che tu non la pensi così (se è da un po’ che segui il blog, di sicuro i meccanismi della comunicazione li conosci ormai bene), ma se per caso in un momento di stanchezza, dopo una serata di bisboccia, avessi mandato dei comunicati stampa ai “media” e non avessi ottenuto nessun risultato, cioè la tua notizia non fosse uscita da nessuna parte, nemmeno sul Notiziario di nonna Bea, be’, rassegnati…la colpa è tua.

Nel 90% dei casi potresti aver commesso uno di questi tre errori:

  • 1

    Hai mandato il tuo comunicato stampa al "mezzo" sbagliato.

    Magari hai scritto, ad esempio, a un giornale economico (es: Il Sole 24 Ore) una bella notizia sui chiodi di garofano, che avrebbe potuto trovare agilmente posto in un mensile di cucina (o viceversa).

  • 2

    Hai scritto al GIORNALISTA sbagliato, o peggio ancora a nessun giornalista.

    Hai usato una mail generica tipo info@nomedelgiornale.it. Indirizzi di questo tipo ricevono centinaia di mail ogni giorno e la tua si sarà persa in mezzo a tutte le altre.

  • 3

    Hai scritto un comunicato stampa sbagliato.

    Lungo, prolisso, senza notizie, con errori o frasi generiche, o con termini troppo specialistici (es: "Il kernel, o nucleo di un'applicazione lineare tra spazi vettoriali, è semplicemente l'insieme di vettori dello spazio di partenza, che l'applicazione manda in zero").

Te lo ridico perchè sia chiaro: 

Non esiste nessun “complotto dei media” contro la tua azienda.

I media non sono una “corporazione”, ma tante aziende, diverse, in concorrenza tra loro.
Fatte da uomini (si, i giornalisti sono uomini e donne come me e te) con opinioni, idee e a volte persino una coscienza, proprio come me e te.

Sarebbe un po’ egocentrico, oltre che irrealistico, pensare che più di 150.000 persone si siano messe tutte d’accordo contro di te, per non pubblicare le tue notizie, non trovi?

Quindi, per riassumere, se tu avessi mandato una notizia interessante, scritta in modo comprensibile, inedita, utile per il pubblico, inviandola nei tempi giusti (cioè non spedendola a Natale per presentare un avvenimento accaduto a Pasqua) e ai giornalisti giusti ossia a quelli che si occupano proprio dei temi di cui tratta la tua notizia,  stai sicuro che qualcuno te l’avrebbe pubblicata!

La comunicazione non si può improvvisare

Se la fai bene, curandola nei minimi particolari, produce risultati importanti (ad es: la tua azienda diventa più conosciuta e tu aumenti il numero di clienti).
Se viceversa la fai male, a tempo perso, in modo non professionale,  NON produce nessun risultato (e la colpa NON è dei media!) o addirittura diventa dannosa.

Ok, credo di aver insistito fin troppo su questo concetto, vero?

Mi farò perdonare spiegandoti come puoi sfruttare a tuo vantaggio il presunto “complotto dei media” (anche se non esiste) per presentarti come il leader di mercato del tuo settore e vendere un botto.

Devi partire dal principio che sono in moltissimi a credere all’esistenza del complotto

Chi ci crede pensa che i media si occupino solo di una ristretta elite di aziende. Quelle più grandi, più solide, più “potenti”, più storiche, ecc.

Le aziende leader di mercato, insomma.

Io e te sappiamo che non è così.
Sappiamo che se ci metti il giusto impegno, riuscirai anche tu a far pubblicare notizie sulla tua piccola impresa sui quotidiani, in tv, sul web e anche in radio.

Ma loro, i tuoi potenziali clienti, NON lo sanno.

Pensano che solo i leader di mercato possano ottenere attenzione dai media.

Quando leggeranno articoli che parlano della tua azienda, quando vedranno i notiziari in tv che parlano dei tuoi prodotti, quando ascolteranno in radio una tua intervista, i tuoi potenziali clienti penseranno automaticamente che tu sia il leader di mercato.

E si precipiteranno a comprare da te.

Non ci credi? Fai male.
Ti assicuro che NON potranno farne a meno.

Anche se a livello razionale sapessero che la tua azienda non è leader di mercato, questo luogo comune sui media, (“i media si occupano solo delle aziende leader”) è COSÌ FORTE e così radicato, che loro ti percepiranno LO STESSO come leader del tuo settore, a livello inconscio, perchè TU – e non altri – sarai apparso sui giornali, in tv, sul web, ecc. ecc.

E tu non dovrai fare nulla per smentire quest’idea.
Come gli illusionisti, non dovrai MAI svelare i tuoi trucchi, mai dire che sei iscritto ai miei report riservati (non lo sei? Vai QUI e iscriviti!), che segui questo blog e che hai usato gli strumenti delle Media Relations per convincere “i media” a parlare di te!

Lascia che i tuoi potenziali clienti pensino che il leader sei tu e che credano che i mezzi di informazione non aspettino altro che tu dica una parola, per scriverla o per mandarla in onda.
E poi stai a guardarli mentre fanno la fila davanti alla tua porta per comprare da te!

E’ ovvio che…

DEVI far parlare di te, sui media.

Altrimenti non funziona.

Quindi datti da fare. 
Continua a leggere questo blog, iscriviti per ricevere articoli e report riservati, scarica i dossier dal sito della mia agenzia e inizia oggi stesso a scrivere il tuo prossimo comunicato stampa.

Insomma…

#FaiParlareDiTe

Buon lavoro!

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