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Mi chiamo Marco Ferrero (no, nessuna parentela con l’azienda dolciaria), ho 43 anni, sono un giornalista con tanto di tessera dell’Ordine, ma il mio vero lavoro è gestire strategie di ufficio stampa (media relations, se preferite).

In altre parole vengo pagato per fare in modo che i giornali, i siti web, le televisioni, i blog, le radio e le riviste pubblichino articoli e servizi (articoli e servizi VERI, non banale pubblicità) sui miei clienti. Che sono in genere aziende di medie e grandi dimensioni.
Faccio questo lavoro da circa 20 anni e ho all’attivo più di 6.000 articoli pubblicati.

Dal 2009, con la agenzia che ho fondato (SITO) ho deciso di specializzarmi e di lavorare soltanto con aziende che si occupano di tecnologia, di telecomunicazioni e di fintech. Il cosiddetto ICT (con in più un pizzico di finanza).
In questo modo, occupandomi soltanto di ufficio stampa e SOLO nel settore ICT, riesco a garantire ai miei clienti risultati MOLTO al di sopra della media. Lo so che suona un po’ da sborone dirlo così, ma potete chiedere a loro per conferma (scrivetemi e vi darò i loro riferimenti).


Questo blog è nato invece ascoltando gli imprenditori che NON sono miei clienti. Persone che magari incontro ai convegni, o che assistono alle conferenze, oppure che mi vengono presentate da qualche cliente o amico e che invariabilmente quando scoprono che mi occupo di relazioni con i media, mi raccontano una di queste

TRE STORIE TRISTI:

  • 1

    L'abbiamo fatto noi, ma non ha funzionato.

    In azienda abbiamo provato a mandare delle comunicazioni ai giornali, per spiegargli cosa facevamo. Lo faceva la segretaria, una volta al mese. Però, nonostante fossero cose nuove e interessanti, nessuno ci ha mai dato retta!

  • 2

    L'ha fatto l'amico Giornalista, ma non ha funzionato.

    In azienda abbiamo ingaggiato per un po' un giornalista, (di volta in volta può essere: "un amico di famiglia", "uno che lavora da noi e a tempo perso fa il giornalista", oppure "uno che una volta ci aveva fatto una bella intervista per "L'Eco di Arconate di Sotto" NdR) che diceva di conoscere tutti nei media, ma alla fine dopo un paio di articoli non è uscito più niente.

  • 3

    L'ha fatto un'agenzia. Ha funzionato, ma non abbastanza.

    In passato abbiamo avuto un'agenzia (anche in questo caso la provenienza va da "l'amico di mia figlia", fino a "una delle più importanti di Milano" NdR) che costava anche cara - questa in genere è una costante - e si, sono usciti un po' di articoli, ma erano sempre mezzi sbagliati e loro ci han detto che facevamo cose troppo complicate e dovevamo semplificare e quindi dopo un po', alla fine li abbiamo mandati a quel paese.

La conclusione è quasi sempre che "Per il mio tipo di azienda le media relations sono inutili", oppure, più nichilisticamente: "i giornalisti son tutti degli stronzi".

Ora, ogni volta io mi ritrovo, nella doppia veste di giornalista e professionista delle relazioni con i media, a dover difendere il fortino, spiegando pazientemente che nessuna di queste due conclusioni è vera, che i giornalisti sono - in genere - dei professionisti seri e come tali vanno trattati (il che comporta ad esempio non mandar loro qualsiasi str... vi venga in mente, scritta in aziendalese stretto e lunga come l'Enciclopedia Britannica e pretendere che la leggano o peggio che la pubblichino!), che le media relations, se fatte nel modo giusto, possono davvero fare la differenza (ad esempio, mostrando al pubblico che esistete anche voi e non solo i vostri concorrenti),  che bisogna scegliere l'agenzia giusta, adatta al proprio budget e esperta nel settore giusto (che se no, strapaghi qualcuno che poi non ti considera) e che...eccetera, eccetera, eccetera....

Spesso con un po' di pazienza riesco a convincerli, altre volte non c'è verso e in genere i più "duri" sono quelli che sono stati maltrattati in modo serio da una qualche agenzia o dall'amico giornalista e che quindi si sentono, spesso a ragione, colpiti negli affetti, per così dire, oltre che nel portafoglio.

Fatto sta che a furia di sentir raccontare, nelle loro mille varianti, una delle tre storie tristi, ho pensato che avrei potuto fare qualcosa per tentare di fare chiarezza sull'argomento "ufficio stampa" e aiutare magari qualche imprenditore a non cadere negli errori dei suoi colleghi o a rinunciare all'opportunità di far conoscere la propria azienda, per paura di sbagliare.

Così ho deciso di raccontare in un blog (questo) i "segreti delle media relations", spiegando come si fa a #farparlarediVoi, quali sono i trucchi del mestiere, gli errori da evitare e le prassi da seguire. Insomma, le cose che io ho appreso negli anni, a volte dopo averci sbattuto il naso, a volte semplicemente imparando dai miei "maestri" e la maggior parte delle volte studiando e sperimentando sul campo.

Spero che dopo aver letto qualche post e magari applicato qualcuno dei "segreti" che troverete qui, anche voi vi sentiate di urlare come Gene Wilder/Frederick Frankenstein in Frankenstein Junior: "SI...PUÒ...FAREEEE!" e possiate cominciare con successo a #farparlarediVoi. 🙂

Buona lettura!

P.S. Se  avete domande, curiosità o avete anche voi delle storie tristi (o allegre, molto meglio!) da raccontare, potete scrivermi a: marco[AT]ferrerocomunicazione.com oppure telefonarmi in agenzia al +39 011 3157425