Class Action per risarcimento Al Salam Boccaccio 98
22 luglio 2010 | Di Marco | Categoria: Comunicati StampaConferenza Stampa a Genova, martedì 20 luglio 2010, per la presentazione della “causa civile collettiva” intentata al RINA (Registro Italiano Navale) dai familiari delle vittime di un naufragio avvenuto quattro anni fa nel Mar Rosso.
Leggete qui sotto il comunicato.
GENOVA – Il Comitato dei Familiari delle Vittime del naufragio del traghetto “Al Salam Boccaccio 98”, affondato nel Mar Rosso il 2 febbraio 2006 al largo delle coste di Safaga, in Egitto, annuncia di aver depositato oggi, presso il Tribunale di Genova, un atto di citazione nei confronti della società R.I.Na. SpA (Registro Navale Italiano).
Il Comitato, inoltre, dichiara di aver affidato a un consorzio internazionale di difensori coordinato dallo Studio Associato Ambrosio & Commodo di Torino e composto da legali selezionati in Egitto (Yasser Fathy Mahmoud, avvocato al Cairo), Francia (l’avvocato Jean-Pierre Bellecave del collegio di Bordeaux), Spagna (l’avvocato Carlos Villacorta, di Madrid), Inghilterra (l’avvocato Nigel Taylor con sede a Londra) e Stati Uniti (l’avvocato Robert L. Lieff di San Francisco), l’incarico di rappresentarlo in tutte le sedi opportune, per questo procedimento.
Il Comitato dei Familiari delle Vittime, composto da 968 persone, per la maggior parte congiunti di 150 passeggeri deceduti nel naufragio, oltre ad alcuni superstiti dell’incidente, intende con questa causa civile vedere affermata la grave, seppur non esclusiva, responsabilità del R.I.Na nella tragedia, per le numerose e differenziate negligenze di cui la società si è resa complice.
In particolare, il Comitato dei Familiari delle Vittime ha individuato due ambiti in cui la condotta negligente di R.I.Na. SpA ha concorso a determinare i presupposti per il naufragio:
- La stabilità navale: la nave “Al Salam Boccaccio 98” era intrinsecamente insicura, mal progettata ed equipaggiata sopratutto a partire dalle modifiche strutturali a cui era stata sottoposta nel corso degli anni 1990-1991.
- La sicurezza della navigazione: La società armatrice, il gestore, il comandante e l’intero equipaggio, erano affetti da un alto grado di inadeguatezza e disponevano di capacità, organizzazione e mezzi insufficienti a garantire la sicurezza del servizio di trasporto passeggeri. Se fosse stato imposto il rispetto delle prescrizioni dell’International Safety Management (ISM) Code non si sarebbe dovuto permettere loro di operare il servizio.
Entrambi gli ambiti di colpa sono provati da una nutrita documentazione scritta, raccolta in quattro anni di indagini (e in parte ottenuta dal Comitato attraverso un precedente contenzioso amministrativo con il medesimo R.I.Na) da testimonianze, risultati di inchieste internazionali e nazionali indipendenti e da perizie tecniche, redatte da esperti nel corso di indagini private commissionate dal Comitato e dal consorzio dei suoi difensori.
La causa civile oggi attivata intende quindi far emergere l’evidenza che R.I.Na. SpA ha grossolanamente errato nell’esecuzione dei propri doveri di verifica e sorveglianza, e attraverso controlli superficiali, inadeguati e trascurati, ha permesso che per anni il traghetto “Al Salam Boccaccio 98” e altre quattro navi gemelle, vetuste e difettose (divenute tre dopo l’affondamento dell’Al Salam Petrarca 90, il 22 giugno 2002), oramai non più desiderabili dal mercato marittimo in Mediterraneo e quindi cedute in paesi “in via di sviluppo” al valore del loro peso di acciaio da demolizione, condotte da equipaggi non preparati, trasportassero – ponendoli costantemente a rischio – milioni di passeggeri tra Arabia Saudita e Egitto.
Con particolare riferimento alla tragedia della Al Salam Boccaccio 98, il Comitato ritiene che R.I.Na SpA avrebbe dovuto ammettere alla navigazione il traghetto solo dopo essersi accertato del rispetto concreto delle convenzioni internazionali e dei criteri di prudenza sul profilo del controllo della nave da parte di equipaggio e gestore, e ciò, comunque, solo dopo l’adozione di precisi adempimenti di carattere tecnico nella struttura del traghetto per quanto concerne la stabilità, ivi comprese ad esempio l’apposizione di griglie di grandi dimensioni per consentire il deflusso dell’acqua sugli ombrinali. R.I.Na. S.p.A. non poteva non sapere infatti, quantomeno dall’incidente del traghetto Vincenzo Florio del 2004, che l’acqua dell’impianto antincendio si sarebbe accumulata sul ponte garage compromettendo pericolosamente la stabilità della nave.
Il fallimento delle politiche di sicurezza di El Salam e parallelamente la negligenza di R.I.Na. SpA hanno invece concorso a determinare la perdita di più di mille persone, causando la più grande sciagura marittima egiziana – la nona in ordine di gravità nella storia della navigazione civile mondiale – una tragedia che a distanza di quattro anni è perfettamente integra e viva nel ricordo dell’intera popolazione del paese nordafricano.
Con la causa civile attivata oggi il Comitato intende quindi ottenere, dalla giustizia civile italiana, il risarcimento dei danni causati a centinaia di persone che hanno perso, nel naufragio, non solo i loro affetti più cari, una perdita evidentemente non risanabile da alcun emolumento, ma anche, in molti casi, l’unica fonte di sostentamento della propria famiglia.
L’entità complessiva del risarcimento richiesto sorpassa i cento milioni di Euro
Il comitato si augura inoltre, che l’esito di questa causa, evidenziando le responsabilità di uno degli organismi preposti al controllo della navigazione italiana e internazionale, ed esponendo quali siano stati gli errori commessi, possa servire a focalizzare maggiormente l’attenzione pubblica sul tema della sicurezza in mare e contribuisca, quindi, a scongiurare in futuro, altri gravi tragedie come quella occorsa alla Al Salam Boccaccio 98 e ad evitare la perdita di altre preziose vite umane.
Anche per questo, il comitato chiederà al Tribunale di Genova di condannare il R.I.Na. S.p.A. per gestione di attività pericolose.
Genova, 20 luglio 2010
English version here



Dal portale Indymedia
http://liguria.indymedia.org/node/7380
Personale abusivo in FINCANTIERI. RINA dorme.
Cantieristica e maRINA italiana allo sbando. R.I.N.A. S.p.A. – Registro Italiano Navale non s’accorge di niente.
Se le navi colano a picco poi non venite a lamentarvi.
Sconcertante denuncia dei sindacati di Monfalcone. Alla Fincantieri lavorano operai abusivi che non sono specializzati e fanno saldature scadenti. Mettendo così a rischio tutte le costruzioni realizzate alla spera-in-Dio e danneggiando fortemente i dipendenti Fincantieri. Il Registro Italiano Navale che fa? Niente. E’ impegnato in simposi, tavole rotonde, meeting, convegni, conferenze stampa (autocelebrative), etc etc …
In data 26 gennaio 2011 il coordinatore sindacale RSU Fiom-Cgil di Fincantieri Monfalcone, Sig. Luxich Moreno invia una scandalosa e preoccupata segnalazione alla Procura della Repubblica di Trieste e per conoscenza alle due sedi del R.I.N.A. Spa di Venezia e Genova (v. doc. allegato).
La lettera ha per oggetto: “personale ditte in appalto e/o subappalto operante presso la Fincantieri C.N.I Spa. Stabilimento di Monfalcone – qualificazione del personale sottoposto agli esami di certificazione brevetti RINA personale adibito alla saldatura”.
Denuncia il sindacalista della Fiom:
“La presente per comunicarvi che all’interno dell’azienda Fincantieri C.N.I. Spa stabilimento di Monfalcone (GO) ci sono ditte in appalto e/o subappalto, da quanto riferito quali l’Adrimar Srl, la Rimont, la Mistral, SDL, ecc ecc.. che sembrerebbero utilizzare del personale nella saldatura CO2 senza alcuna abiltazione (patentino rilasciato da RINA) creando di conseguenza scarsa qualità nelle costruzioni ed un danno ai lavoratori diretti Fincantieri. Si chiede al Registro Italiano Navale di effettuare dei controlli necessari sul personale operante delle ditte in appalto e/ subappalto in Fincantieri C.N.I. Spa. Cordiali saluti. Il Coordinatore Sindacale RSU Fiom-Cgil, Fincantieri Monfalcone. Sig. Luxich Moreno”.
In un momento così delicato – e diremmo anche tragico – per la cantieristica italiana (oltre 2500 dipendenti Fincantieri a rischio licenziamento) tollerare ste forme di diffusa illegalità ha davvero del criminale (e credeteci sulla parola quanto denunciato non accade solo a Monfalcone). RINA, che è una società classificazione navale nonché di certificazione industriale ed ambientale, nell’ambito delle proprie attività istituzionali dovrebbe – almeno in linea teorica – effettuare autonomamente e di propria iniziativa le attività di monitoraggio, di controllo e sorveglianza presso cantieri ed officine di produzione, nonché visite periodiche. Invece accade che non lo fa manco se gli vien fatto notare (v. la segnalazione del delegato Fiom che è rimasta lettera morta).
Domanda dell’uomo della strada: ma che ci sta a fare il RINA se non controlla? CaRINA la domanda. Andrebbe posta al suo Amministratore Delegato, Ing. Ugo Salerno.