Il Decreto Legge sulle intercettazioni

24 maggio 2010 | Di | Categoria: Approfondimenti

Seguiamo da vicino il dibattito sulla libertà di informazione che sta infiammando l’Italia, cominciando dal riassunto dei contenuti del famigerato “Decreto Alfano”, meglio conosciuto come “DdL sulle intercettazioni”.

Nei giorni scorsi la Commissione Giustizia della Camera ha approvato alcune norme del Decreto, che dovrebbero disciplinare  la pubblicazione delle informazioni su indagini e procedimenti penali da parte dei media. Eccole:

1) Vietata la pubblicazione dei particolari di un’inchiesta giudiziaria, fino all’inizio del processo. Questa norma, che inasprisce un divieto già in vigore, impedirà di dare notizia di procedimenti di indagine o pubblicare testi di intercettazioni, fino all’inizio del processo. Multe salatissime (fino a 20.000 Euro) e carcere fino a 12 mesi (una proposta di ulteriore inasprimento che prevedeva il carcere fino a 3 anni, è stata bocciata) per il giornalista che trasgredirà e multe fino a 400.000 Euro anche per gli editori che dovessero pubblicare l’articolo. Sarà vietata anche la semplice “descrizione per riassunto” del contenuto delle intercettazioni (non si potrà, cioè, neppure “raccontare” il contenuto di un’intercettazione, nemmeno in modo generico).

2) Vietate le riprese in aula. A meno che tutte le parti coinvolte in un processo (compresi giudici, periti ed avvocati) siano d’accordo, non si potranno effettuare riprese televisive o registrazioni durante un processo. Il divieto non riguarda soltanto le inquadrature dei volti degli imputati o dei testimoni, ma anche le immagini “generiche”, ossia le riprese dell’aula o degli avvocati. Basterà, in altre parole, che una qualsiasi delle persone in aula si opponga, perchè vengano vietate le riprese televisive.

3) La cosiddetta “norma D’Addario” vieta la registrazione o la ripresa video di persone inconsapevoli. Per poter registrare in audio o in video qualcuno, sarà necessaria la preventiva autorizzazione dell’interessato. I trasgressori rischieranno fino a 4 anni di carcere. Le uniche eccezioni consentite riguarderanno i casi di sicurezza per lo stato e le riprese necessarie a dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa.
La norma, però, riguarda soltanto le persone “normali”. I giornalisti professionisti (la norma escluderebbe, quindi, i pubblicisti, categoria a cui appartengono quasi tutti i freelance e molti giornalisti televisivi) avranno ancora la possibilità di realizzare filmati e registrazioni “rubate”, purchè le stesse vengano utilizzate realmente a fini di cronaca.

Per avere un’idea concreta delle possibili ricadute di queste norme, basterà pensare che se  fossero già state in vigore negli scorsi mesi, non avremmo saputo nulla della casa vista Colosseo di Scajola,  dei festini del Premier a Villa Certosa, del caso Marrazzo e via tacendo…

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